C’è chi spolvera le canne da pesca e chi invece vede il susseguirsi delle stagioni trovandosi ora sotto il sole, giornate più lunghe e… carpe che sembrano poco attive! E’ proprio vero, prima di trovarsi a che fare con pesci famelici dovremo attendere il pieno della stagione primaverile, ora purtroppo l’acqua è ancora fredda e l’ecosistema lacustre lentamente si risveglia.

La scelta del posto rappresenta uno dei passi più importanti e il Sonar Deeper può sicuramente aiutare. Vediamo però di condurre una carrellata completa!

Lo storico di questo lago mi ha permesso di svolgere alcune belle sessioni in inverno. Con il passare dei mesi però è necessario seguirle cambiando zone di pesca… il Deeper può solo aiutare in tutto ciò!

Dalla base

Sono fermamente convinto che la ricerca delle carpe sia fondamentale in ogni stagione, tuttavia il termine dell’inverno come l’inizio della primavera sono i mesi che maggiormente devono essere sottoposti a un’osservazione peculiare.

Il primo comodo consiglio sta nel sapere lo “storico” del lago, ossia dove l’anno precedente le carpe hanno iniziato a girare durante i primi mesi primaverili.

Questo assicura un aiuto eccellente per la pesca, dandoci i dati giusti per intraprendere la sessione, tuttavia questo non è sempre possibile e soprattutto, basta una giornata di vento da nord per far sparire le carpe in ogni dove, in tal caso mettiamoci l’animo in pace: c’è poco da fare!

Momenti di alta pressione con forte luce solare o periodi di bassa pressione costante sembrano essere periodi ottimi per intraprendere la sessione, lo stesso è necessario attuare una scelta attenta, infatti, in funzione di queste due variabili troveremo i pesci in posti spesso differenti.

Per avere risposte è necessario fare domande. Sembra scontato ma nella pesca dobbiamo obbligatoriamente tempestarci di domande, ogni volta in cui siamo a pesca e le risposte ci piombano dal cielo (o meglio dall’acqua!) osservando e passando ore su ore sull’acqua.

Noteremo che la trasparenza dell’acqua abbinata all’aumento di ore di luce permettono la proliferazione di migliaia di animaletti nei pressi della riva, proprio i primi anelli della catena alimentare accennata inizialmente; noi li possiamo vedere e osservare ma non possiamo vedere i microorganismi planctonici che iniziano a farsi sempre più fitti ovunque l’acqua superi gli 8°C.

Un ricordo indelebile di questa sessione!

Laghi e cave, però…

L’ostinazione dei pescatori nel “pescare dove l’avevo presa” porta spesso a compiere errori ricercando i pesci sempre negli stessi luoghi. Personalmente trovo che grandi cave e laghi siano molto più semplici da decodificare rispetto a fiumi e canali dove reperire dati certi su “dove” ricercare le carpe è assolutamente meno logico.

Segue analoga dinamica priva di senso nelle cave sottoposta a pressione di pesca, dove le carpe solitamente sono abituate a trovare cibo offerto dai pescatori, appunto il maggior apporto di cibo per la loro dieta comune in quei contesti. Questo crea i presupposti che i pesci possano mutare le loro dinamiche alimentari spostandole in acqua fonda o bassa senza seguire le logiche naturali tipiche delle grandi acque o acque con assai meno pressione di pesca.

L’anno passato ho svolto alcune sessioni a inizio primavera in grandi laghi il cui approccio fu davvero semplice, tuttavia è bene partire dal risultato raggiunto dove alcune belle carpe fecero rimanere di stucco alcuni anglers locali che solo raramente svolgevano sessioni simili.

Come faci? Semplicemente analizzai le Mappe di Google. Guardai le aree con maggiore canneto e le zone che apparentemente sembravano più basse per approfondire la ricerca una volta giunto sul posto.

In questi periodi dell’anno vedo la pesca in modo unidirezionale diretta in acque basse e dove i primi segnali di primavera si faranno vivi.

Solitamente corrispondono alle aree in cui le carpe andranno in frega qualche mese dopo ma restando fermi in questo preciso momento dell’anno, desidero puntualizzare alcuni punti chiave da considerare per approcciare questo preciso momento dell’anno. Acqua bassa, adiacenze di canneti, ostacoli e erbai, il tutto evitando zone in cui vegetali sono marciti nell’autunno passato e dove affluenti entrano diretti, questo per evitare eventuale acqua di neve.

Uno screenshot del mio telefono in cui è facile vedere la mia zona di pesca, le aree dure del fondale, la dorsale e le zone morbide da evitare.

Sembra facile

Molti pescatori perdono ore e ore nella costruzione di terminali speciali con guaine e fili che entrano e escono dall’occhiello. Altri analizzano i valori nutrizionali delle esche. Altri ancora usano una o due canne in più per migliorare le chance di cattura.

Io penso che la ricerca dei pesci sia fondamentale in questi momenti precisi dell’anno dove un buon motore elettrico o semplicemente due scarponi e occhiali polarizzati potrebbero essere la soluzione adatta alla localizzazione dei pesci.

Consideriamo che nella maggior parte delle grandi acque frequentate non ho mai catturato carpe solo la notte oppure solo il giorno, ma spesso le trovo pattugliare alcune zone a basso fondale per scorgerle impensatamente in appena 30cm d’acqua grufolando tra le radici dei canneti. Avete capito bene, distese d’acqua di centinaia di ettari per mostrarmi le carpe in acquitrini nascoste tra i canneti in fondali bassissimi, talmente bassi che quando mi avvicinavo con la barca, nella loro fuga facevano grossi schiamazzi muovendo il canneto, il fondale e guizzando rumorosamente ovunque. Il bello è che tornano sempre, quasi fossero convinte di aver trovato l’oro!

Questi presupposti ci obbligano ad adottare uno stalking continuo, magari dalla barca per localizzare le zone migliori, altrimenti un buon carrello e un po’ di attrezzatura si pone come il miglior compromesso per trovarle e muoversi rapidamente.

Deeper installato sulla mia barca. Eccezionale e facile da usare!

Perché il Deeper?

Non sempre è possibile svolgere attente ricerche se non grazie all’uso della barca e l’eco. Io penso che ora la tecnologia ci viene in aiuto donandoci preziosi strumenti che riescono a ribaltare la sorte delle nostre sessioni. In tal caso, il Deeper rappresenta uno strumento che in questa stagione riesce a regalarmi le migliori chance di cattura grazie ad un’attenta lettura del fondale. Questo non solo! Ho scelto l’ecoscandaglio Deeper perché mi assicura la possibilità di produrre una completa batimetria del fondale facendomi capire bene la struttura e la forma dello specchio d’acqua che ho davanti. Che sia lago o fiume, non c’è problema e il Deeper mi leggerà in modo inequivocabile il fondale.

Una notte intensa! Tutte le sacche di mantenimento… riempite!

Mi è capitato proprio nella mia ultima sessione di metà marzo, dove grazie all’uso della barca, avevo collegato il mio Deeper nella modalità “barca” svolgendo un’azione di lettura ma anche di registrazione su GPS e ottenendo così la batimetria di tutto il fondale.

Effettivamente ho capito bene dove fosse una dorsale più dura, sicuramente uno tra i tragitti più amati dalle carpe e infatti era così! Dopo una cospicua pasturazione, le carpe sono passate! Tutto con il Deeper mi sembrava più semplice e il risultato non è mancato!

Di fronte a grandi distese d’acqua, una batimetria è molto importante per trovare le zone migliori!

Meglio l’esca o la presentazione?

Seguendo una successione logica tra quanto detto prima e l’applicazione pratica della pesca, diventa logico che pescare in queste situazioni non necessita di quantità di esche e pasture tipiche dei periodi di fine estate.

In primis, quando si svolge la tecnica di stalking non sono necessarie quantità notevoli di esche a prescindere in quanto dobbiamo considerare che il metabolismo delle carpe è assolutamente lento per via dell’altrettanto lenta ripresa alimentare dovuta alla loro naturale fisiologia fondata su tutti gli animali a sangue freddo.

Tutto pronto! Questa volta ero davvero sicuro di essere posizionato perfettamente!

Il loro organismo, fino a quando non avrà raggiunto la temperatura di 15-16°C non possiederà le funzioni intestinali complete come la flora batterica esogena sarà ridotta ai minimi termini limitando il fabbisogno alimentare. Ne consegue che ci basterà qualche chilo di esche dove le carpe pascolano e soprattutto depositato in modo corretto.

Amo questi momenti dove la ricerca rappresenta il cuore della sessione e spesso un’intera sessione si conclude in appena mezzora, tempo nel quale scorgi un branco di carpe, cali il terminale lì vicino e in poco la partenza arriva inesorabile!

Come convincerle?

Parlavo di pochi chili di esche per alcuni giorni e appunto trovo che sia molto più importante il “dove” rispetto al “come e quanto”.

Un’emozionante veduta della mia postazione!

Amo usare una piccola palettata di esche ben bagnate di un liquido attrattivo abbinate a un innesco ad assetto neutro in modo tale da renderlo ultra leggero durante le fasi di aspirazione e non per ultimo, preferisco che il mio innesco sia ben visibile, magari dotato di una pop up ad alta visibilità facendolo trovare esposto qualora sia presente fango nelle zone circostanti.

La ricerca di fondali duri in poche spanne d’acqua è una soluzione utile solo per il semplice fatto di esporre il mio innesco alla vista e all’olfatto delle carpe in quanto il mio obiettivo è sfruttare la loro armonia primaverile dove sarà facile distrarle ma molto difficile trattenerle.

Per questo la scelta della nostra strategia sarà simile a sparare con una carabina, ossia un fucile con un solo colpo, dove la nostra attenzione diviene il tramite per raggiungere il massimo delle possibilità.

 

Mattia Travasoni

Italia

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